Doinita è una giovane donna di 26 anni, di origine moldava. Gestisce una lavanderia a Parma. Con semplicità ci racconta la sua storia.
Sono arrivata in Italia nel 2011, a soli 17 anni, per raggiungere i miei genitori che vivevano qui dal 2001. Mia mamma faceva la badante, come tante altre donne che arrivano dai paesi dell’Europa dell’Est. Mio papà, invece, aveva trovato lavoro presso una famiglia meravigliosa di Langhirano, che ha provveduto a regolarizzarlo, consentendogli di rimanere in Italia. Ho un fratello maggiore poliziotto che vive ancora nella nostra città natale, Chișinău, in Moldavia.
Nel 2014 ho conosciuto mio marito, Mirash. Lui è di origine albanese e fa l’elettricista. Attualmente, abbiamo due bambini, un maschietto di 4 anni, Kris, e una bambina di due mesi, Kristal. Dopo la scuola e la maturità, ho iniziato con il lavoro facendo, per un periodo, la barista, poi la babysitter e altro. Nel frattempo, mio marito era socio di tre lavanderie a Parma, dove io ho iniziato come apprendista. Dal 2016, abbiamo deciso di rimanere solo con una lavanderia, che si trova in centro.
Chiediamo a Doinita cosa le piace del suo lavoro. Del mio lavoro mi piace curare i vestiti dei miei clienti come fossero i miei.
In un periodo come questo, dove tutto è diventato più difficile, suggerisco ai miei clienti che vogliono buttare un abito, una maglia, un pantalone, le scarpe o altro, il “rinnovamento”(come lo definisco io) dei capi, soprattutto di quelli che non possono essere tinti. Io trovo il modo più appropriato ed elegante di fare un ricamo, rendendo di nuovo belli i capi di cui volevano disfarsi e rendendo, per questo, molto soddisfatti i miei clienti, che sono costituiti per l’80% da italiani e per il 20% da stranieri. Ne approfitto per ringraziare in modo particolare Antonio. Lui è stato il mio maestro; mi ha insegnato tutto di questo lavoro che amo tanto.
Tutto andava per il meglio. Poi, a febbraio, arriva il maledetto virus e tutto è diventato più difficile. Inizialmente, i clienti sono diminuiti ma, da inizio marzo, durante il lockdown, non sono venuti nemmeno a ritirare i capi lavati. E’ stato, per noi, un periodo molto duro dal punto di vista finanziario. Inoltre, ero incinta da qualche settimana e le preoccupazioni aumentavano di giorno in giorno. Poi, finalmente, le attività sono riprese e anche noi abbiamo riaperto. Ma, nonostante questo mi rendesse felice, rimaneva la paura dei contagi, riportati quotidianamente dai notiziari.
Una cosa di quel periodo che non dimenticherò mai, e che spero di non dover ripetere più, è stato dover cambiare gli abiti prima di arrivare a casa, per la sicurezza di mio marito e del bambino.
Attualmente, il lavoro non va ancora bene. Rispetto allo scorso anno, facciamo il 70% in meno ma, fortunatamente, la banca ci ha aiutato concedendoci il mutuo. Il mio sogno, oltre a comprare la lavanderia, è che io e la mia famiglia stiamo bene e di poter restare in Italia.
Voglio ringraziare tutti i miei clienti perché non mi fanno sentire una straniera e mi vogliono bene. Lo stesso vale per i miei colleghi dei negozi vicini, che sono molto solidali con me e mi aiutano quando ne ho bisogno.
La vita è rispetto, stima e aiuto.
Non ci si può permettere di sognare, i bambini non devono stare male.